Il fiume Sarno
L'antropizzazione incontrollata della Valle del Sarno, la crescita a lungo non governata degli insediamenti industriali, la progressiva banalizzazione del corso principale del fiume e dei suoi affluenti, hanno condannato il Sarno ad una lunga agonia.
Il Sarno, tuttavia, rappresenta, per le città che attraversa, una memoria ed un'identità mai del tutto smarrite.
L'azione di bonifica dell'intero bacino idrografico costituisce, per la Valle del Sarno, non solo l'occasione per recuperare questa memoria offesa, ma anche l'opportunità per la costruzione di un'identità forte e condivisa, che sia di guida allo sviluppo dell'intero territorio.
Il complesso sistema idrografico del fiume e dei suoi affluenti disegna sul territorio un fitto reticolo di vie d'acqua, in gran parte frutto dell'intervento umano.
Il villaggio insulare "La Longola" dell'età del medio bronzo, la rettifica borbonica del basso corso del Sarno, i mulini idraulici, le vasche di recapito, i fossi, i controfossi, le dighe, le traverse, i lontri (tipiche imbarcazioni locali) costituiscono alcuni esempi, in parte scomparsi ma ancora fulgidi, dell'immenso patrimonio storico accumulato dal Sarno nel corso dei millenni. Questo patrimonio della memoria, della tecnica e della cultura, generato dal Sarno nel corso del tempo, deve essere recuperato nella reinterpretazione del territorio conseguente alla bonifica ed alla recente istituzione del Parco regionale del bacino idrografico del fiume Sarno.
Pertanto, il risanamento del fiume Sarno è un obiettivo decisivo non solo per la qualità ambientale e per la salute dei cittadini, ma anche per lo sviluppo del territorio interessato.
Il degrado del fiume, infatti, ha conseguenze significative sulla qualità dell'agricoltura locale, sulle potenzialità turistiche ed anche sul potenziale attrattivo di capitali e di risorse umane della zona.
Caratteristiche del fiume
Il fiume Sarno, lungo circa 24 km, nasce da sorgenti alla base del massiccio carbonatico del gruppo montuoso Sarno-Avella. Il suo bacino si estende in direzione est-ovest tra i monti di Solofra e Castellammare di Stabia, ha un'estensione di 438 kmq, comprende 38 comuni ed interessa tre province: Napoli, Salerno e Avellino.
Il bacino, delimitato dai monti Picentini, i monti di Salerno, i monti di Sarno, i monti Lattari e il massiccio vulcanico Somma-Vesuvio, comprende due bacini secondari, dei torrenti Solofrana e Cavaiola.
Il torrente Solofrana è lungo circa 20 km e sottende un bacino di circa 260 kmq. Nasce alla confluenza delle acque del Vallone Spirito Santo e del Vallone de’ Grani in località Sant'Agata Irpina. Le sorgenti sono captate per uso idropotabile e il torrente, ormai quasi artificiale, è sostanzialmente alimentato dagli scarichi delle concerie di Solofra, da quelli del polo industriale di Mercato San Severino e Castel San Giorgio e dai reflui urbani dei paesi attraversati.
Il torrente Cavaiola è lungo circa 4 km, nasce nel comune di Cava dei Tirreni e sottende un bacino di circa 35 kmq. Quasi interamente cementificato, è alimentato anch'esso dagli scarichi industriali e urbani.
La rete idrografica del bacino del fiume Sarno può essere divisa in tre parti principali: Fiume Sarno a monte della confluenza dell'Alveo del comune Nocerino; Fiume Sarno a valle della confluenza con l'Alveo Comune Nocerino; Alveo Comune Nocerino e torrenti Solofrana e Cavaiola.
Il primo tratto è alimentato dalle acque di tre sorgenti, ai piedi dei monti di Sarno, denominate: S. Maria della Foce, Mercato-Palazzo, S. Maria di Lavorate. La prima, sfruttata anche a fini idropotabili, dà origine a rio Foce; le altre due danno origine a Rio Acqua di S. Marino. I due torrenti, infine, confluiscono in località l'Affrontata, dando origine all'asta principale del fiume. Il Sarno scorre tra sponde naturali fino al ponte di S. Marzano e in questo tratto riceve la confluenza dei canali, di scolo e d'irrigazione, S. Mauro e Fosso Imperatore. Dal ponte di S. Marzano, il fiume ha una pendenza bassa, a causa della traversa di Scafati, ed è arginato con sponde in terra.
Nel secondo tratto, dalla confluenza dell'Alveo Comune Nocerino, l'assetto idrologico del corso d'acqua si modifica a causa degli apporti dell'immissario. Inoltre in questo tratto sono state realizzate nel tempo numerose opere idrauliche: riceve il controfosso sinistro del Sarno, rio Sguazzatorio e rio Marna ed è incassato fra alti argini in terra, l'ultimo tratto è cementificato.
La terza parte è costituita dalla confluenza dei Torrenti Cavaiola e Solofrana, nell'Alveo Comune Nocerino, in località Nocera Inferiore. Il tratto inferiore dell'alveo ha sezioni insufficienti a smaltire le portate che provengono da monte, e le aree circostanti sono soggette a continui allagamenti con notevoli danni alle ricche colture orticole.
Tutti questi corsi d'acqua sono a regime spiccatamente torrentizio e sono dotati di una notevole rete di canali di bonifica, alcuni costruiti già nel secolo scorso allo scopo di assicurare le condizioni per la coltivazione della fertile piana, caratterizzata da pendenze del terreno estremamente basse (in media 0,1%) che, in alcuni tratti, provocano frequenti esondazioni per assenza quasi totale di deflusso.
Tra i principali canali connessi al fiume sono da menzionare il canale "Conte di Sarno" ed il canale "Bottaro".
Il primo ha origine in corrispondenza del bottino di captazione del gruppo sorgentizio "S. Maria la Foce" e consente di derivare una portata massima di circa 1200 l/sec. d'acqua, utilizzata essenzialmente per uso irriguo e, in minima parte, per uso industriale.
Il secondo canale, denominato "Bottaro", ha l'opera di presa nell’abitato di Scafati e lo scarico a circa 1 Km dalla foce, a monte dello stabilimento Lepetit. In esso viene derivata una portata di circa 2000 l/sec. utilizzata in parte per l'irrigazione di terreni posti in destra del fiume Sarno, ed in parte per usi industriali.
Lungo le pendici e, soprattutto lungo la fascia pedemontana dei monti di Sarno, dei monti Lattari e dei monti Picentini, si possono osservare numerose vasche di assorbimento in cui l'acqua ristagna per disperdersi nei terreni. La struttura dei rilievi montuosi, escluso il complesso vulcanico del Somma Vesuvio, è essenzialmente di natura carbonatica, ricoperta quasi ovunque da uno strato di terreni incoerenti di origine piroclastica, di spessore crescente da monte a valle. I terreni della piana, invece, sono costituiti da depositi quaternari, caratterizzati da una potente coltre di terreni alluvionali e piroclastici.
La permeabilità dei terreni, cui è legata la circolazione idrica sotterranea, è generalmente elevata nella maggior parte delle aree montuose del bacino, in dipendenza del grado di carsificazione del complesso calcareo e dolomitico; una permeabilità media presentano invece i terreni dei complessi vulcanico e piroclastico (a seconda, rispettivamente, del grado di fratturazione e della porosità); mentre risulta bassa la permeabilità nel complesso alluvionale, ed in particolare quasi nulla nei livelli torbosi ed argillosi presenti al suo interno. D'altra parte, la situazione geologica ed idraulica descritta favorisce l'infiltrazione delle acque meteoriche proveniente dalle pendici, che raggiungono il Sarno senza scorrere in superficie, ma attraverso il deflusso della falda subalvea.
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